Malgrado il fallimento, la compagnia continuerà a volare e a onorare i pagamenti con i creditori. “Ma si aspettano tre anni di ristrutturazione, che comporteranno tagli massicci di posti di lavoro e di tratte aeree nazionali e internazionali”, racconta il Japan Times. Il presidente della compagnia Haruka Nishimatsu si è dimesso per far fronte al fallimento, e il governo giapponese ha assicurato il suo sostegno economico alla ristrutturazione che sarà condotta dalla società statale Enterprise Turnaround Initiative Corp. of Japan.
“Saranno stanziati mille miliardi di yen di fondi pubblici per la ristrutturazione che comporterà comunque il taglio del 30 per cento dei posti di lavoro ovvero 15.661 posti e di almeno trentuno rotte aeree. Le previsioni dicono che con questo regime la compagnia dovrebbe tornare a essere in attivo entro il 2011. Ma molti analisti sostengono che questi pronostici siano troppo ottimisti. Se le cose non dovessero andare come previsto, il governo considererà misure più dure tra cui quella di affidare ad altre compagnie le rotte internazionali”, continua lo Yomiuri Shimbun.
“Comunque le responsabilità di questo fallimento sono molteplici. Anche dopo la sua privatizzazione nel novembre del 1987, la compagnia ha inaugurato rotte che non promettevano grandi profitti solo per produrre posti di lavoro, ma questa politica deve cambiare anche per riconquistare l’appoggio dell’opinione pubblica. Anche il governo, infine, deve cambiare atteggiamento verso il traffico aereo. La situazione è cambiata drasticamente con la liberalizzazione del mercato dei trasporti aerei in Giappone e negli Stati Uniti. E il governo deve saper reagire a questi cambiamenti”, conclude ill giornale.


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